L’emergenza firmata Covid-19 ha determinato un rapido (e, in alcuni casi, scombussolato) riassetto strategico e operativo da parte di molte aziende. Si è parlato tanto di smartworking, la cui importanza è stata formalizzata con l’apposizione dell’immancabile hashtag. Le aziende hanno iniziato a porsi una sequenza affannata di domande: Che fare ora? Come fare adesso? Cosa faremo poi?

All’aumentare del numero delle domande, è aumentato esponenzialmente il numero delle risposte: un esubero d’informazioni catalogabili in molte varianti e declinazioni: dai programmi radio-televisivi al web, tutto è diventato a monotema “Covid Emergency”. L’industria dell’informazione e della comunicazione ha cercato d’interpretare il fenomeno e le sue conseguenze, e di dare un supporto alle persone e alle aziende, sebbene, c’è da dirlo, anche in questo caso in modo un po’ aleatorio, con poche fonti certe e tante interpretazioni a volte contrastanti.
 Comprensibile, in un momento in cui il mondo è chiamato a fare i conti con un fenomeno nuovo, improvviso, così rapido nella sua evoluzione e nella sua capacità di destabilizzare. Ecco, l’immagine sotto credo renda bene l’idea:

 

 

È stato talmente esplosivo ed articolato questo aumento di contenuti condivisi che solo pochi giorni dopo l’approdo del virus in Europa, Mark Zuckerberg ha espresso preoccupazione per il rischio che le infrastrutture informatiche andassero in tilt se le sue società non si fossero attrezzate per tempo.

 

 

Nel digital, non solo i social sono stati intasati da contenuti riferiti al Coronavirus, ma anche i tool di chat più diffusi (WhatsApp in primis) e anche quelli meno utilizzati. Perfino Snapchat, alla luce dell’incremento del suo utilizzo, ha registrato un incremento considerevole degli investimenti pubblicitari nel periodo. La mia collaboratrice Francesca Salvalaggio in un suo recente articolo ha riportato una sintesi di alcuni dati interessanti.

 

“Cosa e come fare per superare al meglio la crisi Coronavirus?”

Noi di Notorious, come molte altre Agenzie, in questo periodo siamo stati investiti da una responsabilità ancor più grande del solito. Innumerevoli le call e i ragionamenti per dare un supporto tempestivo ai nostri clienti, ed è stato interessante, e anche formativo, dover gestire queste operazioni in un contesto diverso dal solito… ma sul concetto di #smartworking mi soffermerò tra poco, quello che mi preme dire adesso è che, obiettivamente, non esiste un Guru che oggi possa offrire una “Teoria del Tutto” (del tutto risolutiva intendo, e valida per tutti): sono molte, e troppo diverse tra loro, le variabili che le aziende si sono ritrovate a gestire, e la loro somma può determinare una situazione di grave crisi o, viceversa, di grande opportunità: il settore in cui operano, i modelli e le relazioni di business esistenti, l’effettiva capacità di adattarsi ed evolvere rapidamente il proprio modello imprenditoriale e/o operativo, la possibilità di accedere tempestivamente a finanziamenti, la natura di queste risorse finanziarie, ecc..

Siamo stati catapultati in una situazione a dir poco caotica dove l’atteggiamento di molte imprese è stato caratterizzato dalla volontà di reagire con forza. Dimostrare forza, competenza, solidità, capacità tecnica, valore distintivo, anche durante una crisi!

Ecco quindi che hanno iniziato a proliferare le guide al lavoro da casa, webinar a non finire, dati e dati da interpretare, consigli e consigliati e consiglieri dove ha iniziato a valere tutto ma fermo restando il mantra assoluto che è diventato sempre lo stesso:

 

 

Ora, dico: ma in tutti questi anni, di cosa abbiamo parlato? Insomma se fossi Zerocalcare, probabilmente ai dubbi di molte aziende risponderei:

 

 

Ho voluto dare alle mie riflessioni un taglio un po’ provocatorio che spero non venga confuso per canzonatorio, perché obiettivamente ci troviamo tutti in una situazione complicata e anche noi, come tutte le aziende, abbiamo spremuto le meningi per comprendere quale fosse il miglior modo di fare, di porsi, di comunicare, di reagire. Sottolineo anche che è bello sentirsi parte di un sistema così pieno di energia e voglia di riscatto, quindi ogni mia parola è sempre sottesa da un profondo senso di rispetto per i nostri lettori e interlocutori.

 

Verso una comunicazione più onesta

Arrivo al punto.
Il momento è catartico e la mia grande speranza è che venga assorbita una volta e per tutte l’importanza di lavorare seriamente al consolidamento del valore percepito del proprio brand.

Vogliamo darci delle regole? Proviamoci.

Non dirò nulla di più di quanto non abbia sempre detto negli ultimi anni, con la differenza che ho la sensazione che si sia creata un’audience più compatta e attenta, forse per la prima volta realmente conscia che, così come non si può più aspettare per sistemare l’infrastruttura ICT della propria azienda altrimenti altro che #smartwork! non si può nemmeno temporeggiare nel comunicare, valorizzare e far emergere i propri valori identitari, per creare connessioni solide e stabili con i consumatori.

Per questo il messaggio chiave su cui vorrei puntare, che è sintetizzato nel titolo di questo articolo, è:

 

It’s time to be Real

 

La parola “reale” è intrigante perché è porta con sé i concetti di onestà, sincerità, e connota una forte personalità.

Comunicare in modo onesto significa dire la verità. La retorica forzata deve lasciare il posto ai fatti: non c’è alcuna utilità nel voler spingere valori che non sono propri solo perché il mercato se l’aspetta. Per intenderci, avere una filosofia “green” non significa solo mettere il cestino per la raccolta differenziata in ufficio, quanto piuttosto aver investito in prodotti e modus operandi che portano un reale beneficio all’ambiente. È inutile dire a tutti i costi che la nostra azienda è smart (ecco che ci sono arrivato) – solo perché adesso citare lo #smartworking fa figo e ci fa apparire hi-tech. Alla fine dei conti ci siamo ritrovati tutti a casa, a lavorare o a cercare o a sperare di farlo, chi con i figli, chi con animali domestici, isolati e senza aiuto e con la casa da portare avanti: penso che ci siamo accorti tutti che lo smartworking è un’altra cosa, e chi era smart prima, lo è anche adesso, chi non lo era beh, ha solo portato il computer a casa e ha capito che forse dotarsi di strumenti di gestione condivisa è obiettivamente utile.

Basta temporeggiare. Basta dire che “dopo questa crisi, le cose cambieranno”, iniziamo fin da subito ad agire in modo diverso.

È tempo quindi di essere “reali. È necessario indagare (sì indagare: conoscere a fondo la propria natura più intima e profonda non è così scontato) gli aspetti che rendono veramente unica la propria realtà imprenditoriale, attraverso strumenti professionali e una chiave introspettiva che consenta di comprendere con perfetta lucidità gli argomenti e la chiave retorica da utilizzare.

Comunicare in modo onesto, trasparente ed educato offre la grande occasione di farsi guidare da un approccio ispirato e sereno, dove il proprio patrimonio identitario emergerà in modo graduale, naturale, consolidandosi con forza nel tempo. Dopotutto non vorremmo dirvelo ma… VE L’AVEVAMO DETTO!!! 😊

 

 


 

 

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