Storia di una reporter-clown

Susanita, alias Valentina Fontanella non è un’artista qualunque. Quando prende in mano la macchina fotografica si trasforma in Susanita, ed è qui che la cosa inizia a farsi interessante.

Si definisce una “reporter-clown”, con tanto di bombetta nera e un rosso naso di gomma. Sta davvero in fissa con i clown e ama ritrarre se stessa nei modi più disparati: si è trasformata in musa, fantasma, sposa, angelo e tanto altro. Ma questi ruoli in realtà non descrivono per niente i suoi personaggi, guardate le sue foto e capirete subito di cosa stiamo parlando.

Ogni suo scatto è un viaggio, una storia pazzesca che incanta, che incuriosisce, che ci spinge a scorrere famelici le sue foto una dopo l’altra… finché ad un certo punto ti ritrovi scaraventato dentro un mondo dall’atmosfera romantica, onirica, fantastica, assurda… e da lì chi ci esce più!

Il bello di Susanita è che ci fa sognare semplicemente con un paesaggio, un volto, un dettaglio. Poi riconosciamo quel particolare lì, messo così… e quell’altro, che ci ricorda un’altra cosa, là… Insomma, il trip è assicurato e le foto di Susanita sembrano quasi parlare e muoversi. Prendono vita e diventano Arte.

 

Ma questo è solo ciò che ha trasmesso a noi. In realtà, dietro all’obiettivo di Susanita c’è molto, molto di più. Facciamocelo raccontare da lei.

Com’è la vita di una “reporter-clown”?
Certi giorni di una durezza impressionante. Tipo oggi ad esempio, è stata una giornata di lavoro abbrutente. Ho mandato un’email. Sono fiacchissima. Ma forse è il caldo.

Hai una vera fissazione per i clown! Cosa ti attira tanto di loro?
Un riconoscimento. Qualche giorno fa ho letto che in un’opera d’arte quello che funziona, quello che la fa essere tale, è il riconoscimento di sé che il fruitore sente in essa. Io ho avuto una illuminazione da Sindrome di Stendhal guardando Charlot o Gelsomina de La Strada di Fellini: ero proprio io quella malincomica e imbranata pagliaccia che “non sembra una donna, sembra un carciofo”. Ho avuto la stessa illuminazione leggendo Clown Girl di Monica Drake e Opinioni di un Clown di Heinrich Böll. Se non l’avete fatto, leggeteli.

 

Spesso insieme a te ami ritrarre diversi animali: sono i tuoi soggetti preferiti o hanno un significato particolare?
Ho avuto un gattino, Totoro, che amava essere fotografato. Quando mi vedeva con la macchina fotografica mi inseguiva e si metteva sempre davanti all’obiettivo. Non ero io che volevo fotografare gattini, era Totoro che voleva per forza entrare in tutte le mie foto ed è lui ad essere presente un sacco di volte. Per quanto riguarda gli altri animali, sono stati per lo più esperimenti, giochi che ho fatto per una serie che ho chiamato “in buona compagnia” in cui cercavo di affiancarmi creature difficilmente affiancabili. E comunque i gatti son tutti delle prime donne.

Al di là delle convenzioni sociali, cos’è per te la bellezza e come la si riconosce?
Credo che la bellezza sia in quel tratto e in quel particolare che rende unico ciò che stai osservando. Non è difficile riconoscerla, basta guardare con occhi innamorati. Credo di avere una personalità molto infantile che si stupisce per ogni cosa e vede bellezza ovunque, tranne nelle bollette della luce, che per altro è un anno che non mi arrivano, ma questa è un’altra storia.

Fantasia e realtà: cosa vedi attraverso l’obiettivo?
Un tempo solo fantasia, oggi più realtà, almeno ci provo, ma non è mai realtà, non fatevi ingannare.

Se potessi prendere un treno da questa stazione, quale destinazione sceglieresti?
Questa foto la odio e la amo, è fonte di un sacco di malumore perché me la rubano in continuazione, senza mai citare l’autore, deturpandola spesso e utilizzandola anche per scopi commerciali . E vabbè, ho capito che ha una sua vita, che va lasciata andare come una figlia maggiorenne, se la caverà da sola nel mondo. Comunque come destinazione scelgo Fondo di Palude e il mondo di Miyazaki. Ci si arriva con un treno su un solo binario lunghissimo che attraversa la palude, lì abita in una casina una vecchia strega che in fondo è una nonnina buona.

 

Cosa raccontano le tue femmes?
Sono donne che si cercano, si pongono domande, si mettono in gioco. Sono tutte bellissime.

Che tipi sono i tuoi hommes?
Sono dei figoni. Alcuni sono stati miei fidanzati, altri mi sarebbe piaciuto, altri sono cari amici e un fratello. Ho un fratello e una mamma, e ultimamente anche un papà, tutti modelli. Non maniaci dell’obiettivo come Totoro, ma tutti modelli sì.

Chi è Amelie e cosa le è successo?
Amelie Poulain è una sfigata noiosissima che vive in un mondo sdolcinato tutto verde che ha fatto la fortuna di Instagram. Quando mi dicono che ricordo Amelie mi arrabbio. Per questo in una serie di foto cerco di ucciderla in vari cruenti e terribili modi.

Qual è stato il commento più strano fatto alle tue foto?
Questa è facile.
Commentatore (serio): Sei proprio un’estetista. Non nel senso del mestiere, ma del pensiero.
Io: mi ci vorrebbe proprio un estetista del pensiero, che ho i pensieri assai pelosi.
Poi purtroppo lui ha cancellato il commento.

Hai un sogno ricorrente?
Non mi pare, no. La scorsa notte sono precipitata in un dirupo con la macchina, guidava mamma, avevamo uragani tutti intorno, l’ha fatto volontariamente, per prendere una scorciatoia e evitare le trombe d’aria. Non siamo morte, nei sogni non si può morire.

Puoi sfidare qualcuno, decidere le armi e il terreno della sfida. Vuoi provarci? Chi sfideresti?
Io scappo sempre, non sfido mai. Sono una paurosona.

Cerchiamo gente con la Notorious attitude. Gente che spacca, che fa le figate e le fa bene. Tra le persone che conosci, chi è davvero Notorious?
Avete mai incontrato Guido Catalano?

 

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