Il volto della street art italiana

Raptuz, al secolo Luigi Muratore, classe 1968, nasce e cresce nell’hinterland Milanese fino a diventare, nel 1987, uno dei più affermati street artist d’Italia e uno dei fondatori della TDK crew, punto di riferimento del writing italiano, e, assieme a J Ax, della storica Spaghetti Funk.

I suoi pezzi nascono tra le periferie dei sobborghi, sui muri, sui treni e sui ponti, e parlano attraverso tecniche e materiali classici della tradizione writing: vernice spray, acrilici e smalti, idropitture, ma non disdegna l’utilizzo di oggetti che hanno un significato simbolico e fanno parte del suo vissuto, come pennelli, matite da muratore, bombolette, proiettili e bandane. Tra pittura, grafica e design, Raptuz crea una spazialità surreale, dall’aspetto grafico decorativo. Un caos narrativo esaltato dagli accostamenti cromatici. Ricorrenti sono le grandi scritte gotiche create e realizzate con un lettering crudo, lineare e tagliente, marchio riconoscibile che diventa simbolo del carattere diretto e concreto, proprio come i suoi dipinti.

 

Raptuz, forte del proprio unico mix di entusiasmo e professionalità, ha risposto a qualche nostra domanda:

Raptuz: un nome, una garanzia. Ma qual è la storia che c’è dietro al tuo nome da writer?

In realtà, all’inizio (1987) il nome era KLONZ, tratto da una storia all’interno di un fumetto del grande Giorgio Cavazzano (Altai & Jonson). Successivamente fu un mitico writer e compagno di mille avventure, ASSO, a darmi il nome “RAPTUS” (evoluto poi in RAPTUZ) durante una vacanza in tenda in Romagna, nella quale venivamo spinti, da pulsioni più o meno irresistibili, a commettere atti che potrebbero quantomeno venir definiti “vandalici”, o comunque illegali.

Spaghetti Funk e TDK crew: gruppo di amici, artisti, colleghi o famiglia? Raccontaci qualcosa di questi due cazzutissimi gruppi.

Tutte queste definizioni sommate assieme rappresentano esattamente e perfettamente sia SF che TDK (e CBS Los Angeles) crew. L’unica differenza è che, mentre TDK e CBS riguardano esclusivamente la sfera “writing”, parlando di SF si parla di un ambiente connesso alla musica, al rap, all’hip hop italiano. Potrei raccontare mille aneddoti e storielle, ma per non dilungarmi oltre dico solo, non senza orgoglio, che indistintamente tutte le mie crew hanno scritto e stanno ancora scrivendo pagine su pagine di storia del writing e dell’hip-hop, in Italia e nel mondo.

 

I tuoi graffiti degli anni ‘90 attirano giovani writers in “pellegrinaggio” per le strade di Milano: cosa vorresti dire loro?

Magari “attiravano”, dal momento che ormai di mio sui muri pubblici di Milano non è rimasto praticamente nulla… i muri e le hall of fame sbiadiscono o lasciano posto giustamente a nuove cose. Si evolve, si cambiano stili e punti di vista. Quello che rimane per sempre è comunque la grandezza di chi è stato “pioniere”, l’aria che si respira vicino a quei muri è comunque pregna di sangue, lacrime, cemento, vernice e storia. Posso solo dire a chi ha apprezzato e apprezza tutt’ora le mie cose… che ha un ottimo gusto, e di continuare a seguirmi.

Ci piacciono un fottìo i tuoi ultimi murales, quelli in cui il soggetto appare sezionato, decostruito, quasi futurista: in che modo sei passato dall’old style a questo tuo own style particolarissimo?

Dopo anni di writing “canonico” ho iniziato a ricercare e a provare nuove vie. Le solite cose mi avevano stufato e avevo bisogno di trovare uno stile riconoscibile e solo mio, anche uscendo dagli schemi soliti del circuito underground. Ispirandomi ad alcuni dei miei idoli (come Fortunato Depero, Tullio Crali, Giacomo Balla) ho solo ripreso e sviluppato una strada che avevo gia intrapreso (e mollato) in alcuni pezzi del ’92, per poi arrivare, naturalmente dopo vari step, allo stile attuale.

Quali soggetti preferisci disegnare?

Disegno tutto quello che ho visto e vissuto, da frames metropolitane, alla natura che amo e che mi circonda, ad opere e personaggi cult che sono rimasti nel mio cuore.

 

Che progetti hai in futuro?

Dipingere, lavorare, vivere… worldwide!!! (non esclusivamente in quest’ordine)

I writers in Italia avranno sempre vita difficile? Dobbiamo rassegnarci a vederli sparire oltreoceano?

Non mi sembra che i writers abbiano vita particolamente difficile. Ora hanno spazi, materiali, opportunità e riconoscimenti che “ai miei tempi” ci sognavamo. Rispetto a prima, il mercato e la scena sono globali, si può fare tutto e di più. La differenza, come in tutte le cose, la fa la PASSIONE, LA VOGLIA DI LAVORARE, e soprattutto LA QUALITA’.

Dagli anni ‘90 ad oggi, cos’è rimasto davvero dello street writing?

Dall’avvento di internet e dei social network, molto poco! Soprattutto non si inizia quasi piu per passione pura, ma si comincia con un obbiettivo bene in mente, con una strada già tracciata da percorrere… guarda caso però alla fine chi esce davvero dalla mischia (fatta eccezione per i talenti cristallini ed incontenibili) è quasi sempre chi quella strada l’ha aperta dal nulla, con il sudore del proprio lavoro, credendoci e non mollando mai.

 

Qual è l’opportunità che dovrebbero cogliere i giovani, oggi?

LAVORARE SODO, PARLARE MENO, e TIRARE FUORI IL MEGLIO DI QUELLO CHE HANNO DA DARE (se ce l’hanno… ma non è obbligatorio essere un writer).

Puoi sfidare “all’ultimo sangue” qualcuno, decidere le armi e il terreno della sfida. Vuoi provarci? Chi sfideresti?

Non sfido nessuno, al limite sono gli altri che devono sfidare me… se proprio non hanno un cazzo di meglio da fare.

Tra le persone che conosci chi è… “so Notorious”?

MARCO e LISA….chi altri? (maledetto Topo).   –   Thanx Guys

Raptuz espone le sue opere in gallerie e musei importanti, come il PAC di Milano, La Triennale di Milano, il Museo d’Arte Contemporanea di Trento e Rovereto, la Galleria Civica di Monza, il Museo e la Galleria Civica di Bolzano, la Crewest Gallery di Los Angeles.
www.raptuz.com

 

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