In ogni crisi c’è un’opportunità.

È una di quelle frasi che gli aggregatori di citazioni sul web amano particolarmente, e che attribuiscono di volta in volta a Winston Churchill, a Galileo Galilei, o all’antica saggezza cinese.

Però è vera, e mai come adesso ce ne stiamo accorgendo: anche in un momento drammatico, fatto di incertezza e difficoltà, sanitaria ma anche economica, possono nascere e stanno nascendo delle opportunità di business.

E, lo stiamo già vedendo, alcune soluzioni trovate in pieno lockdown per fare di necessità virtù si stanno rivelando valide e promettenti anche per i tempi “normali”, e pare proprio resteranno anche quando questa crisi sarà passata.

 

 

La ristorazione ai tempi del Coronavirus

Un esempio lampante l’abbiamo nel settore food: costretti alla chiusura del proprio locale, molti ristoratori hanno deciso di darsi alle consegne a domicilio.

Naturalmente il fenomeno del food delivery non è nato ieri: già da alcuni anni, servizi per le consegne a domicilio come Just Eat, Foodracers e Deliveroo erano sbarcati in Italia, dove stavano vivendo una graduale e costante crescita, in termini sia di popolarità, sia di varietà dell’offerta.

Ma è innegabile che la quarantena abbia dato a questo trend una decisa spinta, convincendo anche gli ultimi scettici – ristoratori e clienti – a fare quantomeno un tentativo.

E i risultati si sono visti quasi da subito.

In un’indagine pubblicata a metà aprile, l’osservatorio nazionale Just Eat ha rilevato che, su un campione di 30.000 persone intervistate, il 90% riteneva che il food delivery in tempo di quarantena fosse un servizio importante o essenziale, tanto per i consumatori quanto per i ristoranti. La percentuale di persone che hanno dichiarato di aver ordinato cibo a domicilio è invece pari al 60%.

 

 

Tra i piatti più popolari spicca su tutti la pizza (la storia d’amore tra gli italiani e la pizza sopravvive a ogni ostacolo), seguita da hamburger, sushi, pollo e piatti tipici della cucina nostrana, che in tanti hanno preferito ordinare dal ristorante piuttosto che prepararli a casa.

E se questi sono piatti che venivano consegnati a domicilio anche prima, ci sono delle new entry dettate dal lockdown: stiamo parlando di gelati e cocktail, che in tanti si sono fatti portare a casa per sopperire alla chiusura forzata di bar e gelaterie.

 

 

L’emergenza sanitaria ha dunque modificato le nostre abitudini, portando un buon numero di ristoratori a scegliere di reinventarsi tramite il food delivery, per sostenere concretamente il proprio business in un momento di crisi.

Dalle rilevazioni del Centro Studi FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) emerge che, all’entrata in vigore del primo decreto, solo il 5,4% degli imprenditori della ristorazione tradizionale italiana proponeva ai clienti un servizio di consegna a domicilio, mentre il 10,4% si è subito attrezzato per poterlo offrire. Nel complesso, il 40% dei ristoratori ha dichiarato che la crescita della domanda di cibo a domicilio è stata buona.

Partendo da questo fatto – la maggiore diffusione del food delivery in Italia durante la quarantena – si possono fare alcune previsioni, legate a fenomeni che si continueranno a osservare anche oltre la fine della pandemia.

 

Aumenteranno gli ordini di piatti sani (e pronti) a domicilio

Non di sola pizza vive l’uomo.

La quarantena ci ha resi indulgenti verso noi stessi, talvolta addirittura decadenti nella nostra ricerca di piaceri culinari che ci risollevassero lo spirito. Ma a un certo punto abbiamo sentito il bisogno di ritrovare un equilibrio, di ricominciare a mangiare sano.

Già a marzo il settore del cibo biologico ha visto aumentare del 30% i propri ricavi più o meno in tutto il mondo.

Questo ci porta a pensare che ci siano buone prospettive per il delivery di piatti sani e pronti.

Esistono da qualche anno in Italia dei servizi – come NutriBees, Squat&Basilico, Feat Food – per la consegna a domicilio di piatti da scaldare, preparati seguendo le indicazioni di esperti della nutrizione. Il funzionamento delle varie piattaforme è piuttosto simile: tramite un ordine one shot o su abbonamento si scelgono piatti bilanciati e salutari da farsi recapitare a casa.

Progetti simili hanno rappresentato, durante la quarantena, un ottimo compromesso per le persone che volevano evitare il più possibile i supermercati, senza però ridursi a ordinare pizza o hamburger tutte le sere.

 

 

Crescerà la diffusione dei meal kit

Nei mesi di lockdown abbiamo scoperto o ritrovato l’amore per i fornelli.

La quarantena ha tirato fuori lo chef, il pasticcere o il pizzaiolo che era in noi (vi ricordate quando in giro non si trovava più il lievito di birra?).

Ebbene, esiste una soluzione in delivery anche per chi ama cucinare: i meal kit, ovvero delle confezioni con tutti gli ingredienti e le istruzioni per preparare ricette gourmet, da farsi consegnare direttamente a casa. Ci si può così cimentare nella realizzazione di piatti dei grandi chef o della tradizione culinaria, con i kit di Fratelli Desideri, My Cooking Box o Second Chef.

È un servizio che negli Stati Uniti spopola già da qualche tempo, e che in Italia aveva iniziato a prendere piede prima della pandemia: anche in questo caso l’emergenza Covid-19 ha accelerato i tempi, e tutto fa pensare che il trend continuerà a crescere anche dopo.

 

 

Nasceranno sempre più ristoranti virtuali e cucine fantasma

Parliamo di ristorante virtuale quando un locale fisico – che serve cibo ai clienti seduti ai tavoli – apre un sotto-ristorante che esiste solo online e serve i clienti solo a domicilio.

Ancora più estremo è il caso della cucina fantasma (ghost kitchen): qui il ristorante tradizionale non esiste proprio, ci sono solo una cucina, un bancone, e una finestra attraverso cui passare i piatti ai rider per la consegna.

È facile capire come, in tempi di distanziamento sociale, iniziative simili possano avere grande successo, soprattutto perché permettono di minimizzare i costi per il personale e i locali.

Tutti i fenomeni che abbiamo trattato in questo articolo hanno un elemento in comune: l’approccio fortemente digital. Non soltanto perché si basano su ordini che avvengono online, attraverso app e siti web, ma anche perché impiegano soprattutto i social per comunicare e per farsi conoscere.

In un momento come questo, in cui la frequentazione fisica dei locali è limitata e rischia di andare in crisi, il digital, per il settore food, apre delle porte verso scenari inaspettati.

Oltre alle nostre abitudini, l’emergenza sanitaria sta cambiando anche il nostro rapporto con la ristorazione. È ancora presto per tirare delle conclusioni: per il momento possiamo solo tenere gli occhi bene aperti e restare pronti ad affrontare quello che verrà.

 

 


 

Fonti

 


 

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